Vendola ha preferito ancora una volta le passerelle politiche piuttosto che dare risposte alle città in cui gli ospedali stanno chiudendo: vergona!
By admin | febbraio 1, 2012
Muore, lentamente e dolorosamente, la sanità in Puglia e a Trani ma a Nichi Vendola pare non importi.
L’ultimo colpo di reni della città e del consiglio comunale di Trani è stato trattato da Vendola nei modi utilizzati da molto tempo a questa parte: pesci in faccia!
Questo conferma la tesi che il Presidente della Regione dà spiegazioni solo agli adepti del suo partito, mentre riserva alle istituzioni e a tutti i cittadini di Trani incivili scorrettezze.
Ha preferito partecipare al Forum dei Beni Comuni tenutosi a Napoli sabato scorso per non perdersi la passerella politica con gli amici de Magistris e Pisapia. Meglio il piacere di vivere “le feste politiche” anziché adempiere al suo dovere di Presidente. Siamo curiosi di sapere Operamolla, Sel e Verdi e Italia dei Valori cosa ne pensano a riguardo.
Davide Basso, Presidente Provinciale Giovane Italia: “la politica Vendola è peggio di una calamità naturale per la nostra Regione. Tacere dinanzi ad un invito del consiglio comunale di una città su un tema come quello dell’ospedale è il più macabro gesto di umiliazione che un rappresentante di un’Istituzione possa rivolgere.” Fabrizio Sotero, Presidente Regionale Giovane Italia dichiara: “l’assenza del presidente dimostra una chiara fuga dalle proprie responsabilità. La sua assenza è indicativa quanto quella del neo assessore regionale. Assenza quest’ultima giustificata da Gorgoni dal fatto che è un neoassessore regionale e come tale non ha avuto il tempo di organizzare il materiale. In realtà tutti sappiamo che è dirigente dell’ARES e con l’ex assessore Fiore ha redatto l’attuale piano ospedaliero. Un motivo in più per gridare la nostra vergogna.”
Il tempo delle parole è finito e i cittadini, i pugliesi e i tranesi in particolare hanno bisogno di risposte
certe che avrebbero potuto avere domenica scorsa, ma Vendola ha preferito fuggire.
Se le critiche si levano anche da chi spesso difende le sue scelte e parole, stavolta Nichi l’ha fatta davvero grossa.
Dieci, cento, mille volte: VERGOGNA!
E’ scoppiata la rivoluzione nell’estremo sud dell’Italia. Tutto parte dalla Sicilia. Protagonista assoluto di questo boom popolare un gruppo composto da autotrasportatori,agricoltori, braccianti, studenti e semplici cittadini. Si fanno chiamare “Movimento dei forconi”. All’inizio tutti i media gli hanno dato poca importanza pensando che sarebbe durato poco, che avrebbero subito marcia indietro, che fossero uno dei tanti movimenti che nascono e muoiono nel giro di pochi giorni. Invece, in pochi giorni di mobilitazione, il movimento è riuscito a bloccare i rifornimenti causando persino la mancanza di merci e generi di prima necessità(dagli alimenti al carburante) mettendo in ginocchio l’intera Sicilia. Il consenso popolare non ha tardato a mancare, anzi, il movimento sta dimostrando di avere la capacità di consenso e di aderenti su tutto il territorio nazionale. Si pensa infatti che lo stesso possa essere imitato in altre parti d’Italia proprio per trovare una via d’uscita dalla crisi. Tra i loro leader spuntano i nomi di Martino Morsello e Mariano Ferro: il primo, secondo alcune indiscrezioni, è molto vicino al movimento politico Forza Nuova(tra l’altro partecipante alla manifestazione del movimento dei forconi) ed è stato soggetto di pesanti critiche per il fatto che ci fosse l’infiltrazione della mafia. Il secondo,invece, è stato sostenitore del Mpa di Raffaele Lombardo. E’ curioso: fino a pochi mesi fa era un sostenitore del governo siciliano e adesso diventa un “paladino della giustizia” pronto a tutto per il bene del popolo sfruttato. Uno dei motivi che ha fatto sorgere il movimento è stato lo sperpero di denaro da parte del governatore siciliano nei fondi FAS mai utilizzati che avrebbero dovuto permettere il miglioramento della situazione economica della Sicilia. Uno dei meriti più lungimiranti del Movimento dei forconi è quello di aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica una serie di temi drammatici che sta affliggendo il nostro paese e che impongono alla politica un intervento immediato e armato di decisioni. Questo capitolo della storia italiana non può essere appeso al muro perché il silenzio ha dominato per settimane sul malcontento di tutti gli italiani e finalmente qualcuno ha fatto rumore. Chi ha il forcone dalla parte del manico,non può uccidere nessuno…ma può gridare il suo grido di battaglia e può spogliare la verità dal mantello della chiacchiera politica dominante nell’isola. Speriamo che non sia stato fatto “tanto rumore per nulla”.
Umberto Antonacci
I Giovani Democratici abbandonano le primarie e tornano ai tempi del PCI.
By admin | gennaio 18, 2012
Scelta un po’ rude, forse troppo ma è questa: la direzione nazionale dei Giovani Democratici ha deciso di abolire le primarie per la scelta del nuovo segretario nazionale, ritornando ad utilizzare il vecchio sistema del Pci-Pds, basato su mozioni slegate dalle candidature a segretario; Dunque tutto verrà deciso “a porte chiuse” da una serie di delegati, a fine congresso (che si terrà in primavera).
Fausto Raciti, attuale segretario nazionale,dichiara di essere d’accordo su questa nuova modalità senza negare la possibilità di dire la propria a chi non è d’accordo, ma rinnega il fatto che è grazie alle primarie del 2008 (anno del primo congresso dei Giovani Democratici) se oggi è segretario nazionale. C’è forse qualcosa sotto le strane dichiarazioni di Raciti? Ebbene si! E’ in faida con Brando Benifei ,bersaniano, il quale ha presentato la sua candidatura in vista del prossimo congresso con la firma di ben cinquanta dirigenti nazionali. Ma in tutta questa storia che fine hanno fatto i migliaia di giovani militanti del centro-sinistra? Sono d’accordo o no con i loro dirigenti? I dirigenti hanno sentito la loro voce?
Pare sia scoppiata una guerra di polemiche tra gli esclusi dal congresso via web sopratutto su face book, incolpando la dirigenza del Partito Democratico.
Evidentemente Matteo Renzi non aveva tutti i torti quando dichiarava di cambiare le frontiere generazionali e di lasciare il posto di comando a gente più giovane. Fatto sta che quello che è stato compiuto è un grande passo indietro e che evidentemente se si vuole tornare “ai bei tempi del Pci” non si può parlare di Partito Democratico.
La parola “democratico” è stata solo un pretesto per colorare eventi,propaganda di partito e manifesti, non certo un concetto da rendere tale l’attuale centro-sinistra(se si può chiamare ancora così).
Enunciano a voce alta di lavorare per il futuro,di essere all’avanguardia nelle idee e di avere sempre “le proposte pronta da servire su un piatto d’argento” così come nel lontano 1997 un manifesto del Pds rifletteva le parole”Il futuro entra in noi molto prima che accada”. Ma le parole,spesso,valgono molto di meno rispetto ai fatti accaduti. Chiamateli giovani… ma non democratici.
Umberto Antonacci

GiovenTV
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